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Lavatoio di Casgnola Percorrendo per circa un chilometro e mezzo un'antica mulattiera che parte dalla frazione Castello, si giunge ad un antico lavatoio, oggi nascosto da un ormai fitto bosco.

Come si può ben vedere dalle foto il tetto del lavatoio in piode è stato scaricato per evitare che, col rompersi delle travi in legno, la bella architettura andasse completamente perduta.

I muri dell'edificio ad oggi completamente integri vennero costruiti con la tecnica di muratura a secco (pietra su pietra senza malta da collante). Il peso scarica davanti, su una colonna centrale probabilmente rifatta nei primi del '900. Alla base vi è una grande vasca ripiena d'acqua sorgiva delle dimensioni di circa 3 per 2 metri; delle piode rettangolari sono posizionate obliquamente tutte attorno alla vasca affinché fosse più agevole l'insaponatura e la strofinatura dei panni i quali venivano poi sciacquati (da una donna per volta) in una piccola pozza d'acqua calda sorgiva situata in un angolino alla sinistra della vasca.
I ricordi del lavatoio di Casgnola tornano alla mente della anziane donne di Trontano le quali con piacere raccontano minuziosamente quale sacrificio era recarsi al lavatoio due volte la settimana, con il gerlo sulla schiena ripieno di panni sporchi da lavare. Ci si recava al lavatoio soprattutto nei mesi invernali, fino a marzo, poiché l'acqua era calda, terminato il lavaggio si caricava il gerlo sulle spalle e si ripercorreva la strada del ritorno giungendo a casa con la schiena completamente bagnata a causa dei ghiacciolini che venivano a formarsi per l'acqua che gocciolava dai panni.
Nei mesi estivi invece solitamente si andava a lavare al fiume Graglia.
Quando vi erano pochi panni e di piccole dimensioni, per lo più le donne residenti nelle frazioni di Cocco e Ventriago si recavano in un luogo, sito sopra la cascatella del fiume Graglia, chiamato "BOSCIUL", ove scaturiva una sorgente di acqua tiepida.
Mentre quando ci si recava alla frazione Verigo per trascorrere i mesi estivi, curando il bestiame, spesso e volentieri si andava a lavare i panni al di là del fiume Mergologio, in un luogo chiamato "UL PASQUE'", ove scaturiva altra sorgente di acqua tiepida. Lungo la strada che si percorreva per giungere al PASQUE' vi erano due bellissime cappellette, tuttora esistenti: una prima del Mergologio chiamata dell' "ARVINELLA", che in dialetto significa posizionata vicino ad un terreno franoso la seconda situata dopo il fiume chiamata "DEI NIGAR", immancabile era una preghiera di ringraziamento tutte le volte che si passava di lì! "Sciacquar i panni"al lavatoio di Casgnola per le donne di Trontano significava pure trascorrere un' intera mattina raccontandosi tutti i fatti accaduti a loro stesse e alle altre persone del paese.

Ricetta curiosa ed interessante era quella del sapone con cui le donne lavavano. In una grossa pentola venivano fatte bollire ossa e parti grasse di mucca assieme a della soda fino a che tutto si era completamente disciolto, il materiale liquido veniva versato in recipienti rettangolari e poi lasciato raffreddare; una volta solido veniva tagliato e diviso in circa 40 cubetti.
Solamente nei primi anni dopo la seconda guerra mondiale si aggiungeva alla ricetta qualche goccia di colonia per rendere profumato il sapone.

Bibliografia:
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