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Frazione Verigo L'architettura in pietra costituisce un patrimonio in Ossola, che non deve essere dimenticato e perduto.
E' il segno della civiltà che ci ha preceduto; la gente nei secoli passati fino a metà del '900 ha lavorato la terra con fatica per produrre cibo, ha lavorato il legno per ricavare mobili, porte, finestre e strutture dei tetti e la pietra per costruire case.

Le cosiddette "case povere" sono importanti quanto le nobili ville, affrescate e decorate appartenenti a poche famiglie; esse raccontano la storia dei fatti e l'evoluzione della popolazione.
L'architettura ossolana è di origine latina o romanica è comunque però molto difficile ricavare datazioni certe e precise sulla costruzione di un edificio e non bisogna fidarsi delle date incise, ad esempio su un architrave, perché l'elemento in questione potrebbe essere stato recuperato e riutilizzato nella costruzione di una nuova casa. Per individuare un periodo si può osservare come venivano costruite le murature.
La costruzione di pietra delle epoche più antiche, dal IX al XV secolo, periodo di maggior sviluppo economico delle Alpi, è basata sulla composizione di pietre di grandi dimensioni, spesso accuratamente squadrate.

Con l'impoverimento dell'economia alpina, dal XV e soprattutto dal XVII secolo in avanti, la tecnica costruttiva si semplifica, restano i grandi cantonali, non più lavorati e senza il bugnato, ma il muro viene costruito con pietre più piccole, irregolari e sovrapposte con apparente casualità; voltini, soglie si assottigliano al punto che non sono in grado di sostenere il peso del muro superiore e diviene necessario sovrapporre una trave di legno o una composizione di pietre messe in modo da formare una volta ribassata che trasferisce i carichi sui lati. Anche osservando come venivano realizzate le porte e le finestre possiamo risalire a datazioni approssimate.
Gli architravi a forma triangolare o di altezza elevata sono i più antichi. Essi poggiano direttamente sulla muratura o su montanti, anch'essi in pietra, verticali.
Hanno forma irregolare e sono "aiutati" nel sopportare i carichi che gli vengono dalla muratura, da archi ribassati (piattabande) disposte all'interno dell'edificio.
Particolare è l'architrave situato sopra la porta di una casa in pietra a Verigo, con inciso simboli romanici raffiguranti un serpente, una balestra, un uomo che uccide un serpente e un cerchio contenente una croce potenziata.
Altri architravi in legno hanno incise invece bellissime croci. Si è osservato in taluna delle più vecchie case di Verigo diverse caratteristiche finestre, il vano risulta inquadrato in lastre di serizzo: la superiore semiellittica (più antica) o triangolare (più recente) ove a volte vi si intravedono incise piccole croci, le laterali trapezoidali, l'inferiore normale; queste finestre hanno un particolare risalto sul muro in pietra irregolarmente sovrapposte.

Ma la casa nasconde anche altre ricchezze: le pavimentazioni realizzate in legno o piode e le loro strutture di sostegno; i camini con le caratteristiche panche; gli intonaci negli interni, alcuni di particolare pregio; le balconate in legno o pietra e le scale sospese o sostenute da archi ribassati.
Il tetto è uno degli elementi che più caratterizza le nostre case, non esiste altrove, nei milleduecento chilometri di estensione dell'arco alpino, una struttura così semplice e resistente: il manto di copertura di pietra è costituito da piode di beola di spessore elevato (dai 5 ai 7 cm.circa) disposte orizzontalmente, semplicemente appoggiate ai travicelli, a loro volta appoggiati a chiodi in legno, infissi nei puntoni.
La struttura da capriate di travi di larice(il cui legno è inattaccabile dai tarli) costituite solo da due puntoni incastrati alla sommità e una catena, in basso, ad unirli; ma i rapporti ben precisi fra altezza e larghezza ne determinano le proporzioni e l'armoniosità. Ma se una casa in pietra può sembrare affascinante ammirandola nella sua integrità arricchita a volte di splendidi affreschi raffiguranti figure religiose in particolare la Madonna di Re, lo è ancora di più se la si osserva all'interno del suo piccolo borgo, dalle vie strette e consumate. E la vita dei contadini era una vita di comunità dove tutti si aiutavano; ognuno aveva un ruolo in base alle sue competenze: chi sapeva macinare la segale, chi cuocere il pane, chi costruire utensili particolari... Ecco perché assume importanza studiare una frazione nel suo complesso, studiarne l'evoluzione e le forme di aggregazione delle case; case che fanno parte del terreno come se nascessero dallo stesso, perché sono prive di fondamenta, ed è affascinante vedere come muore, quando, abbandonato da decenni, crolla il tetto, si disfano i muri, torna lentamente ad essere natura.
Si dice che la buona architettura è quella che lascia delle buone rovine!

Bibliografia:
A Cura di

Associazione Culturale Con.tra.nova







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