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Una natura Selvaggia

immagine ingrandita La cima della Laurasca e il Pedum visti dalla Colma di Premosello (apre in nuova finestra) Le serp esistono ancora. Protagoniste per secoli dei racconti dei montanari della Val Grande le vipere (conosciute nella zona con il nome dialettale di serp o sirp) sono ancora presenti in buona parte del Parco. Secondo la tradizione popolare, le pi aggressive erano quelle dell'Alpe Cauri, una delle quali diventata celebre per essersi arrampicata fin dentro alla culla di un neonato. Altrettanto temute erano le vipere della Pscila, il nome dialettale della Punta e dell'Alpe Pozzolo, in territorio di Beura.
Cara ai valligiani come agli escursionisti, l'immagine della Val Grande come "valle delle vipere" sembra essere per una forzatura. Numerose anche in molte altre zone delle Alpi, delle Prealpi e degli Appennini, le vipere sembrano essere tenute a freno nel Parco da alcune specie di rapaci diurni, che trovano in questi rettili delle ottime prede.
Dal punto di vista scientifico, vale la pena notare che le specie che vivono in Val Grande sembrerebbero essere due: l'aspide (Vipera aspis) e il marasso (Vipera herus), presente anche con una caratteristica variet metanica diffusa soprattutto nei boschi. Dal punto di vista pratico, per evitare pericoli occorre osservare alcune elementari precauzioni.
Non ci si deve sedere sull'erba senza aver controllato il terreno, non si devono infilare le mani in fessure o anfratti, occorre fare particolare attenzione ai ruderi o alle pietre affioranti. Ci fatto, possibile concentrarsi sugli altri (e ben pi interessanti) incontri che la natura della Val Grande propone a chi la percorre.
immagine ingrandita La cima della Laurasca e il Pedum visti dalla Colma di Premosello (apre in nuova finestra) Sui crinali pi impervi del Parco, e in particolare intorno al Monte Togano, si pu avvistare abbastanza facilmente il camoscio, che oggi presente in Val Grande con qualche centinaio di esemplari. Grazie agli zoccoli perfettamente adattati alla montagna (l'esterno duro e "tiene" alla perfezione sulla neve, la pianta morbida e aderisce sulla roccia), e grazie a una densit di globuli rossi doppia di quella dell'uomo, questa specie uno straordinario esempio di adattamento al terreno scosceso e all'alta quota.
Si trova infatti perfettamente a suo agio sui ripidi ed esposti pendii erbosi dell'alta valle, inaccessibili al bestiame domestico e insidiosi anche per l'uomo dal piede non particolarmente sicuro. Come nel resto dell'arco alpino, i camosci della Val Grande vivono per gran parte dell'anno nelle zone pi alte e pi impervie, e si spingono a quote pi basse quando l'alta montagna coperta da uno spesso strato di neve.
Il visitatore del Parco, per, non deve aspettarsi un incontro altrettanto facile di quelli con i camosci e gli stambecchi del Gran Paradiso, dello Stelvio o del Parco Nazionale d'Abruzzo poich la fitta boscaglia che si spinge fino a poca distanza dalle creste e i difficili sentieri non facilitano certo gli avvistamenti.
Incontrastata signora dei degli alpini, l'aquila stata fotografata e filmata pi volte intorno alle rocce del Pedum e delle altre cime che chiudono la Val Grande. L'estensione piuttosto limitata dell'area protetta, insieme alla disponibilit tutt'altro che eccessiva di prede, un importante fattore limitante per l'aquila.
immagine ingrandita La cima della Laurasca e il Pedum visti dalla Colma di Premosello (apre in nuova finestra) In Val Grande questo maestoso rapace si nutre soprattutto di giovani camosci, galli forcelli e di qualche marmotta, che peraltro qui poco diffusa. Oggi due, tre coppie di questo poderoso rapace nidificano stabilmente all'interno del Parco, e si spingono nelle loro battute di caccia verso i cieli dell'Ossola, della Val Vigezzo e della Val Cannobina.
Negli ambienti rupicoli vivono anche il corvo imperiale, il gracchio alpino e il rondone alpino. Il laico pellegrino, il pi veloce predatore dei nostri cicli, si lascia facilmente avvistare intorno alle pareti rocciose del Pizzo Proman e dei Corni di Nibbio, da cui scende a caccia verso le rive del Toce.
Sui crinali che chiudono la valle vive ancora una ridotta popolazione di coturnice, mentre per quanto riguarda i tetraonidi, in Val Grande sono presenti il francolino di monte e il gallo forcelle. Di un bei nero lucido, con le penne del sottocoda bianco brillante, i maschi del forcelle si riuniscono in luoghi ben definiti, chiamati "arene" o "lek", all'inizio della stagione riproduttiva. Qui eseguono salti di circa un metro, alternati a brevi voli e inchini, accompagnati da un canto particolare, il rugolio. Le femmine raggiungono i lek e qui scelgono il maschio migliore, che di solito si accaparra la maggior parte degli accoppiamenti.


Fiori di Montagna e Insetti Vari

Le alte creste della Val Grande sono mete interessanti anche per chi si appassiona alla flora. Al disopra del limite superiore del bosco, che nel Parco compreso tra i 1600 e i 1700 metri, modesti cespuglieti di ginepro nano e rododendro precedono le vere e proprie praterie d'alta quota.
Su queste, oltre all'aquilegia maggiore segnalata tra l'Alpe Scaredi e il Cimone di Straolgio, crescono altre specie poco comuni come l'androsace di Vandelli e la campanula di Scheuchzer. Pi comuni ma non meno belle sono l'orchidea sambucina, la silene delle rupi e la genziana di Koch.
Solo sulle creste e sui ghiaioni intorno al Monte Togano, la vetta pi elevata del Parco, cresce infine la stella alpina, la pianta simbolo della natura delle Alpi. Complessivamente, grazie alla variet degli habitat esistenti nella valle, sono state classificate circa 600 specie vegetali.
A quote piuttosto elevate sono stati osservati anche quattro insetti endemici che vivono nel turritorio del Parco: il Carabus lepontinus, il Trechus ceresai, il Trechus montis-zedae e il Nebna gyllenhali. Queste rare specie sono al centro di un progetto di gestione e conservazione.


Attraverso le Faggete

Lasciate le alte quote, gli esili sentieri della Val Grande consentono di immergersi nelle foreste che sono il cuore di questo Parco selvaggio. Tra i 1000-1100 metri e il limite superiore del bosco la specie di gran lunga prevalente il faggio.
Per i boscaioli del passato il legno di questa pianta era particolarmente prezioso. Ci spiega quanto siano rare oggi, in Val Grande, le faggete d'alto fusto che ne costituivano l'orgoglio in passato. Pura in gran parte della valle, la faggeta si presenta invece frammista ad abete bianco o ad abete rosso in Val Gabbio e in qualche altra zona del Parco. Boschi di abete rosso e larice si incontrano invece intorno al Monte Mottac, in una delle zone pi incontaminate e selvagge della valle.
Per la fitta copertura delle chiome nella faggeta c' una quasi assoluta "pulizia" del sottobosco. Tra le poche piante erbacee che vi trovano spazio ci sono talvolta l'anemone dei boschi e il mughetto. Al margine delle radure crescono invece il maggiociondolo e il sorbo montano. Nelle radure della faggeta, intorno ai 1500 metri di quota, stato "scoperto" negli anni Settanta l'elegante tulipano montano, raro sull'intero arco alpino. Gli si affiancano specie pi comuni come la rosa canina, il giglio martagone e il giglio di San Giovanni.
Le ombre della faggeta danno riparo a molte specie di mammiferi e uccelli. Tra i rapaci diurni, va a caccia nelle foreste del Parco l'astore, una specie rara e particolarmente elusiva. Tra i predatori notturni meritano invece una segnalazione l'allocco e soprattutto l'imponente gufo reale, il pi forte predatore notturno delle foreste italiane. Nei boschi della Val Grande vivono anche il raro picchio nero e il pi diffuso picchio rosso maggiore. Tra i passeriformi interessante la presenza del culbianco, che popola invece le cime delle montagne, lontano dalla vegetazione arborea, e del sordone.
Con l'eccezione del camoscio, gli ungulati del Parco della Val Grande sono rari. Il cervo, molto diffuso nel Canton Ticino, si riaffacciato nell'area protetta dopo aver traversato la Val Vigezzo e la Val Cannobina. A quote pi basse, e quindi sui confini del Parco verso la Valle Infrasca e la bassa Val d'Ossola, vive invece il capriolo, probabilmente presente in Val Grande con qualche decina di esemplari che trovano un ideale rifugio nei boschi di fondovalle, in gran parte inaccessibili.
Il cinghiale, che in altre aree protette italiane da tempo un autentico flagello, non era tradizionalmente presente in Val Grande, ma stato recentemente introdotto a scopo venatorio a poca distanza dai confini del Parco. Non improbabile, quindi, che alcuni esemplari siano andati a insediarsi l dove le doppiette non possono fare loro alcun danno.
Tra i mammiferi di taglia pi piccola, il pi facile da avvistare sicuramente l'elegante e veloce scoiattolo, che predilige i boschi di conifere. Gli si affiancano - con abitudini ben pi elusive - il tasso, il ghiro, la martora, la donnola e la faina. La caccia senza quartiere ha portato anche alla rarefazione della lepre comune, un tempo ampiamente diffusa nella valle.
Tradizionalmente rara in Val Grande invece la lepre bianca o variabile, presente in tutto l'arco alpino, in Scandinavia, Scozia, Irlanda e Russia e nota per la sua capacit di mutare il colore del pelo secondo le stagioni.
Un po' pi facile da avvistare la volpe che, qui come nelle altre aree protette italiane, si spinge spesso in cerca di cibo fino a poca distanza dai centri abitati.
Verso il suo limite inferiore, la faggeta vede la comparsa di varie altre specie. Sui tronchi vegetano rampicanti come l'edera e la vitalba. Nelle aree pi asciutte si unisce a queste piante l'agrifoglio, ben riconoscibile per il rosso intenso dei suoi frutti (drupe). Bacche scarlatte in autunno ha anche il tamaro. Intorno ai 1000 metri, cresce rigogliosa la betulla, specie pioniera e consolidatrice, ben riconoscibile grazie alla sua corteccia bianca.
Le si affiancano il frassino e il sorbo degli uccellatori con le sue inconfondibili bacche rosse. Di grande suggestione anche il tasso, che cresce nelle zone pi ombrose e ricche di affioramenti rocciosi. Capace di vivere molti secoli, questa specie dalle foglie verde cupo vegeta a poca distanza dalle acque del Verbano e del Toce nelle faggete oltre i 1000 metri di quota. Ai confini inferiori del Parco - e quindi intorno ai 700 metri - i boschi sono formati da rovere, olmo, acero e tiglio cordato, cui si affiancano nocciolo, ginepro comune, sambuco nero, biancospino e corniolo. Solo in alcune zone molto calde, e in particolare intorno a Velina e all'Alpe Ompio, compare qualche esemplare di cerro, una quercia tipica di un clima submediterraneo.


Castagni e Torrenti

L'albero per eccellenza della bassa e media Val Grande, tanto da essere chiamato arbul o arbum per antonomasia nei dialetti della Val Cannobina e dell'Ossola, per il castagno, diffuso in gran parte del territorio e tradizionalmente sfruttato dai valligiani per i suoi preziosissimi frutti.
Oltre che nei dintorni di Cicogna, Rovegro e Pogallo, dove i visitatori possono ammirare vari esemplari che superano i 200 anni di et, castagni secolari di eccezionale eleganza si possono incontrare tra i numerosi maggenghi in abbandono della media Val Grande, e in particolare nei pressi di Velina, Uccigiola e Montuzzo.
Molto diffusi nel bosco sono la salamandra pezzata e l'orbettino. Tra le piante erbacee di questa fascia altitudinale meritano una citazione la Veronica officinalis, la digitale grande, l'edera terrestre, l'anemone dei boschi e il ranuncolo dei boschi. Nelle zone scoperte e rocciose crescono invece la pervinca, l'erba di San Giovanni e l'eufrasia officinale.
Nelle pochissime aree a pascolo al di sotto dei 1000 metri, sia in Val Grande sia in Val Pogallo, compaiono a primavera suggestive fioriture di croco bianco, di viola del pensiero, di narciso dei poeti, di varie specie di ranuncoli e viole e di orchidee selvatiche come Orchis maculata e Orchis tridentata.
Oltre ai boschi, un altro ambiente naturale da variet alla fauna e alla flora della Val Grande. Si tratta delle strette forre scavate dai fiumi (soprattutto il Rio di Val Grande, il Rio di San Bernardino e il Rio di Pogallo), che ospitano il merlo acquaiolo, la ballerina gialla, la rana temperarla e la trota fario dalle tipiche macchie rosse.
A poca distanza dall'acqua vivono rettili non velenosi come la natrice dal collare e il biacco. Nelle forre scavate dai torrenti, crescono piante igrofle come il salice, il pioppo bianco, il farfaraccio e il crescione, cui si affianca la inconfondibile pinguicola, una pianta carnivora.
Anche la lontra, nota ai valligiani con il nome dialettale di ldria, era certamente presente fino a met del Novecento nelle limpidissime acque del Rio di Val Grande e degli altri torrenti del Parco. Considerata come un temibile concorrente dai pescatori, anche se le sue prede non erano quelle classiche catturate dagli uomini, la lontra stata sterminata e allontanata anche dal disturbo e dall'alterazione dell'ambiente.
Sempre meno lontano, almeno sulla base dei dati pi recenti riguardanti la diffusione della specie, sembra essere il ritorno spontaneo del lupo, ormai segnalato pi volte sul versante elvetico delle Alpi Pennine e in altre aree della catena alpina dove gi si riprodotto. Toponimi come il Colle delle Luvr o la Lura testimoniano l'antica presenza del predatore sulle montagne della Val Grande. A uccidere l'ultimo esemplare ufficialmente segnalato nella zona fu il cacciatore Pietro Benzi da Cicogna: l'episodio avvenne nei pressi della Colma di Belmello, negli anni a cavallo tra l'Otto e il Novecento.
Molto pi difficile, invece, ipotizzare un ritorno spontaneo o una reintroduzione dell'orso, sicuramente presente sulle Alpi Lepontine fino al Sei o al Settecento e oggi relegato, sulle Alpi italiane, sulle Dolomiti di Brenta e nel Tarvisiano, dove sono presenti delle piccolissime e minacciate popolazioni.
Da sola, nonostante l'ostilit dei montanari, potrebbe tornare anche la lince, il pi elegante predatore delle regioni alpine, che stata reintrodotta in Austria e in Svizzera e si riaffacciata in pi punti delle Alpi italiane. Nessun autore, per, ci ha tramandato notizie attendibili sulla presenza o l'estinzione di questa specie nella zona.
Ricostruire un nuovo equilibrio faunistico nel territorio della Val Grande possibile. Ma richiede certamente molto tempo, molta attenzione e gli sforzi congiunti di tanti.


Tratto da:
L'Italia dei Parchi Naturali - Il Parco Nazionale della Val Grande
RCS Libri S.p.a. (in collaborazione con Airone)
Copyright 1999

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